Qui siamo dalle parti dell’amarcord più spinto. Ci sono praticamente cresciuto, dentro questi giardinetti. A dirla tutta dovrebbero quasi intitolarmeli. Per ora posso anche soprassedere sul fatto che siano intitolati Guido Vergani, penna storica del Corriere, ma mi candido ufficialmente a strappargli l’onore una volta divenuto famoso e stimato in tutta Italia. Attento a te, Guido Vergani. Hha.
A parte le mie monomanie psicotiche, penso che davvero i miei genitori mi abbian portato qui per la prima volta quando ancora giravo il mondo in passeggino. Poi ho assunto la postura bipede e ho passato il resto dell’infanzia a zompettare sui tappeti elastici che vedete nella foto, sfiorando svariate volte il trauma cranico sulle travi di legno attorno alle reti. In seguito questi quattro alberi hanno assistito attoniti a lunghissimi, sudatissimi, scalmanatissimi pomeriggi di mie gesta calcistiche. Sarà per questo che un giorno quallcuno ha deciso di porre fine a tale scempio e ha fatto togliere le porte.
Ci conoscevamo tutti al campetto, e ci si scannava 14 contro 15 in partite epiche di 5/6 ore, con portieri, sostituzioni e insulti volanti. Avevo persino customizzato una squadra di FIFA 98 con la gente del campetto. I tizi più forti non li chiamavamo nemmeno per nome, ma per iperbole: c’era Maradona, c’era Bierhoff, ed era quasi bello farsi umiliare calcisticamente da loro.
Poi un giorno è improvvisamente finito tutto. 8-9 anni fa il parchetto è stato oggetto di una rivalutazione comunale che comprendeva: area recintata per cani e relative cacche, spiazzetto con panchine, fontana spruzzaiola superchic e soprattutto rizollamento completo dei prati. Siamo tornati dalle vacanze e abbiamo trovato il polveroso campetto completamente verde, ma monco delle porte da calcio. Abbiamo messo giù le felpe e incominciato a spallonare, ma si è avvicinato un uomo, mezza età, vocione lombardo e fare da sceriffo texano. “Qua non si gioca più a calcio”. “E chi lo dice? “”Io!” Mostrando orgoglioso un tesserino da guardia di non so cosa. Si guadagnò il nostro odio imperituro e il nomignolo di Walker Pagan Ranger. Penso che vada ancora in giro impettito a rovinare i pomeriggi ai ragazzini.
Da quel giorno ci sono andato di meno al parco, qualche sosta romantica sulle panchine, qualche giro in bici, qualche partita a frisbee. A proposito, consiglio a tutti una partita a “frisbee ad ostacoli”, lanciando il disco sopra la fontana spruzzaiola, con gli spuzzi alternati che ti fottono il tiro quando meno te lo aspetti. Per il resto, il parchetto lo preferivo sporco, terroso e scacazzato dai cani.



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